Presente a Olbia alla conferenza socio sanitaria voluta dal presidente Antonio Satta a cui hanno partecipato diversi sindaci galluresi, il commissario dell’Ats, Giorgio Steri, ha tirato una linea al termine della Fase 1: quella dell’emergenza virus, della paura e in alcuni casi dell’improvvisazione. Steri ha fatto un bilancio di quanto accaduto nei due mesi vissuti in trincea senza risparmiare critiche al sistema ma anche esaltando il lavoro di quegli operatori sanitari che hanno affrontato il virus senza scappare o rifugiarsi nel confortante “lavoro a casa”.
“Occorre dire che il 118 ci ha dato un aiuto formidabile – ha detto il commissario dell’Ats -. Al Santissima Trinità di Cagliari ci siamo trovati a lavorare con pochissimi medici e pochissimi infermieri, senza dormire almeno per la prima settimana. Per fortuna il 118 si è occupato di tutti i trasporti e continuano a farli ancora oggi insieme alle visite”.
Steri parla di come l’ospedale cagliaritano sia stato rapidamente adeguato per combattere il nemico: “Abbiamo trasformato tutti i reparti in zone covid” e poi, i pochi rimasti al lavoro hanno cominciato a prendere le misure del virus sul campo: “Dopo i primi ricoveri, quando si intubava continuamente, si è capita la vera realtà: il covid non produceva un’insufficienza respiratoria ma procurava nei contagiati un’insufficienza circolatoria.
Allora abbiamo introdotto l’eparina e qualche farmaco in più. Somministrati per tempo ci hanno aiutato e molte persone hanno avuto un esito felice rispetto ai primissimi. Non dobbiamo contare solo i decessi ma dobbiamo anche dire che sono state risparmiate tante vite soprattutto con la terapia precoce. Da questo punto di vista oggi siamo molto più preparati”.
Il commissario racconta a ruota libera come un soldato tornato dal fronte: “Abbiamo assistito a scene di vero terrore. Ci sono stati falsi allarmi. Abbiamo visto ospedali svuotarsi con tutti che scappavano avvolti nelle lenzuola. Chi urlava. Scene drammatiche. Non si trattava di paura ma di autentico terrore”.
Steri ammette che nella prima fase “gli ospedali sono diventati, purtroppo, camere di amplificazione però, occorre dirlo, la colpa è stata di alcuni medici che sono andati a sciare, medici che sono andati in vacanza e sono tornati e portando la malattia. Purtroppo è successo così. Ne abbiamo la prova in molti posti. Ora dobbiamo stare in allerta. Un’altra fase di stress come quella vissuta in prima linea non ci vorrebbe proprio. La raccomandazione per tutti i sanitari è semplice: ai primi segnali, avvisare, compilare il modello 4 e poi interveniamo. Se dovesse ricapitare il paziente positivo bisogna contenerlo perché se si isola si riesce ad andare avanti”.
In chiusura Giorgio Steri ha detto chiaramente che è preoccupato per Olbia che va incontro alla stagione balneare “perché possiamo avere necessità di fare i tamponi rapidi. Nel giro di 3-4 ore dobbiamo essere in grado di visitare, dare la terapia, tamponare e dare l’esito. Non può succedere che si debba andare a Sassari per fare un tampone. La macchina va acquistata. Ce ne sono due disponibili: una è destinata a Olbia e l’altra al Sud. Aggiungo anche che a
tutt’oggi i tamponi sono contingentati, anche se ne abbiamo un numero sufficiente. Per questo ci sono delle norme che ci dicono a chi si possono fare: sintomatici, operatori sanitari, categorie deboli (comprese le RSA)”.
In chiusura il commissario ha parlato del binomio Sanità e Turismo senza parlare di passaporto sanitario. “Nei limiti del possibile dovremmo adottare dei sistemi per controllare chi entra in Sardegna. Però bisogna farli arrivare perché o si muore di Covid o si muore di fame e visto come si sono messe le cose in questo momento è molto più facile morire di fame”.

