OLBIA. Si parlerà di turismo in prospettiva, precisamente di quello dal 2024 al 2034, e attraverso masterclass e webinar in diretta Facebook e YouTube, si analizzeranno competitors, idee e strategie per la Sardegna del futuro, nella VII edizione di > Sardinia Tourism Call2Action.
Gli incontri sono organizzati da Geasar, società di gestione dell’aeroporto di Olbia Costa Smeralda, in collaborazione con l’Assessorato al Turismo della Regione Sardegna e il patrocinio di Enit e Tourism Plus.
In occasione del primo appuntamento, che si terrà domani, giovedì 5 ottobre, abbiamo intervistato il destination manager (tra i più importanti d’Europa) Josep Ejarque che, insieme al docente di scienze economiche e aziendali dell’Università degli Studi di Sassari Antonio Usai, affronterà il tema “Overview Turismo Europa”.
Di cosa parlerà nella sua lezione di domani?
“Vedremo e conosceremo cosa fanno, come si comportano e come affrontano il complicato mondo del turismo i principali competitors della Sardegna. Domani, in particolare, ci focalizzeremo su cosa sta facendo e farà il competitor che possiamo considerare “il più” agguerrito che ha la Sardegna: le isole Baleari”.
C’è la possibilità che la Sardegna un domani sia ben collegata come le Baleari o le Canarie?
“Assolutamente sì. Però, attenzione, soltanto nel momento che tutti i pezzi del puzzle si incastrino, partendo da un’offerta turista aperta. La stagione turista non deve limitarsi ai tre canonici mesi.
Per intenderci, le Baleari nel mese di marzo 2023 hanno ricevuto 545mila turisti tra italiani, spagnoli e provenienti da altri Paesi. A gennaio 2023 erano 230mila. Questo perché lì non si lavora soltanto sul turismo balneare che si limita a tre o quattro mesi l’anno. La loro offerta turistica strutturata prevede diversi prodotti: dall’outdoor al turismo rurale e a quello enogastronomico e dei weekend. Sono aperte molte strutture ricettive, di servizi e di ristorazione.
Nel momento in cui si verifica tutto questo i vettori aerei investono su nuovi collegamenti e perché questo succeda devono esistere, a livello comunale da una parte e regionale dall’altra, politiche strategiche che vadano in questa direzione. È un circolo “virtuoso” che la Sardegna dovrebbe finalmente mettere in moto”.
Quali sono i Paesi di riferimento per il turismo?
“Negli appuntamenti di “Call2action” analizzeremo, oltre alle isole Baleari, la Croazia, la Grecia e qualche regione turistica italiana come ad esempio la Puglia che quest’anno ha avuto migliori risultati della Sardegna.
Fondamentalmente tutti questi vanno alla ricerca dello stesso tipo di clienti o di mercato. Prevalentemente il mercato tedesco e britannico. Quest’ultimo è molto importante per le Baleari e per Malta, ed è poco importante per noi in Sardegna”.
Come cambierà il turismo della Sardegna nei prossimi dieci anni?
“È una bellissima domanda. Non lo so. Il problema fondamentale del turismo in Sardegna è che è un’isola. Anche le Baleari lo sono, certo. La grande differenza sta nel fatto che noi aspettiamo che ci arrivino i turisti, mentre loro vanno a cercarli.
Non possiamo continuare ad essere un’isola. Siamo una destinazione turistica in un mercato estremamente competitivo, quale è quello del Mediterraneo. Il turismo balneare è un mercato maturo, non cresce. Quello che cambia è che nascono spesso più competitor. Ad esempio, fino a due anni fa nessuno pensava che l’Albania fosse un competitor. Quest’anno, invece, anche se con numeri piccoli, si è affacciata al mercato. Qual è il problema per la Sardegna? L’Albania è diventata destinazione turistica balneare per gli italiani, che sono il primo mercato per quest’Isola.
Dobbiamo renderci conto che dobbiamo “competere”. Abbiamo tutte le attrazioni del mondo, e sono eccezionali, ma dobbiamo andare a cercarci i turisti”.

