Dopo aver dato alle fiamme le divise (> vedi qui l’articolo), il messaggio che passa dall’ultimo incontro dei lavoratori di Air Italy, organizzato questa mattina nell’ex palazzina della proprietà vicino all’aeroporto Olbia Costa Smeralda, è: “Non molliamo di un millimetro”.
150 i lavoratori dell’ex Meridiana che hanno preso parte alla manifestazione definita dagli stessi “pacifica e non statica”. Durante la mattinata, infatti, dopo aver appeso al cancello della palazzina le divise (Alessandro Brandanu di USB le ha definite “reliquie”), i lavoratori hanno formato un corteo e si sono diretti di fronte all’ingresso principale dell’aerostazione olbiese, “la nostra casa fino a poco tempo fa. Restituiamo all’azienda le divise perché non ci servono più – ha detto Brandanu -. In questa vicenda siamo le vittime e abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Avremmo potuto fare di più? Forse. Sappiamo, però, di essere nel giusto e dobbiamo andare avanti a testa alta e con dignità: non gettare la spugna è l’insegnamento da dare ai nostri figli”.

Dure le parole di Marco Bardini di Anpav. “Il gruppo di liquidatori è composto anche da una persona che ha gestito quella partita in una fase in cui si trovava agli arresti domiciliari. Avrebbe dovuto fare un passo indietro – ha sottolineato il rappresentante di Anpav -, dato che a suo carico pendevano procedimenti penali. La nostra partita non finisce qui e adesso inizia la parte più dura e pragmatica”.
I rappresentanti sindacali hanno ribadito, ancora una volta, l’importanza di una clausola sociale, etichettandola come “strumento di salvaguardia, attraverso il quale i dipendenti possono essere ceduti automaticamente e obbligatoriamente a chi subentra nella proprietà di una compagnia aerea”.
“Quello che riusciremo ad ottenere – ha dichiarato Paolo Totaro (AP) -, lo dobbiamo chiedere con forza noi stessi. Il 31 dicembre eravamo in piazza ma non erano presenti le altre sigle sindacali. Va bene così però non aspettiamo di essere assunti da Ita per grazia ricevuta. C’è un tipo di Paese che vuole lavorare con logiche nepotiste, a noi questo non interessa. Ora la nostra priorità sono agli ammortizzatori sociali e, dunque, il lavoro. Abbiamo sempre in mente Naspi e pensione ma queste non rientrano tra le nostre priorità”.
Adesso si pensa alle prossime manifestazioni, quella del 10 gennaio a Cagliari e l’11, la più importante, a Roma, di fronte al MISE. “Da qui in poi – hanno detto sulla stessa lunghezza d’onda i rappresentanti sindacali – è necessaria ancora maggior presenza agli incontri e dobbiamo essere più uniti che mai”.

