OLBIA. Preoccupato? “No, incazzato”. Non usa mezzi termini, trascura per un un attimino il “bon ton”, l’Alessandro furioso che rompe il silenzio stampa per un “j’accuse” a 360 gradi. Tempesta in vista, parole che non promettono nulla di buono, se l’Olbia – la sua Olbia – non si rimette a posto a partire da mercoledì, quando andrà a giocare a Lucca (Coppa), e soprattutto quando affronterà in trasferta l’Imolese. Incalzato dalle domande dei cronisti, in un’insolita conferenza stampa domenicale, il presidente dell’Olbia ne ha avuto per tutti, nessuno escluso.
OCCHIUZZI RESTA (PER ORA). Chi ipotizzava che l’immediata convocazione dei giornalisti coincidesse con il benservito a Roberto Occhiuzzi è rimasto deluso. “Oggi – ha sottolineato Marino – ci metto io, la faccia. I contratti con i giocatori, con il tecnico, con il direttore, con lo staff medico, li ho firmati io. Quindi, ora non mi sento di incolpare un elemento o un settore in particolare, ma le responsabilità sono di tutti. Io cerco sempre di non essere costretto ad applicare la logica dell’allenatore da cacciare su due piedi: sono tutti, però, in discussione.
E se le cose non marceranno nella giusta direzione nel giro di poco tempo (alla fine del girone d’andata, e prima del mercato), correggerò il tiro. Fino a oggi, io stesso devo fare autocritica perché forse ho sopravvalutato qualcuno, anzi più di uno, ma ora c’è assoluto bisogno di un’inversione di tendenza. Che stiano attenti – ha tuonato il numero 1 dell’Olbia – perché se dovessi arrivare ad assumere decisioni drastiche, le carriere di tutti i componenti della squadra ne risentirebbero non poco”.
RIVOLUZIONE COPERNICANA. Insomma, potremmo essere alla vigilia di una rivoluzione copernicana, di un’Olbia che potrebbe essere rivoltata come un calzino, a stretto giro. Quindi, Occhiuzzi è mezzo avvisato (“non lo esonero perché sta cercando in tutti i modi di trovare la quadra per riemergere”), così com’è avvisato Tomaso Tatti, il direttore sportivo che ha caldeggiato fortemente il tecnico cosentino (suo ex compagno di squadra) e ha guidato la campagna acquisti del club. Non deve sentirsi tranquillo neanche lo staff medico e neanche qualche calciatore dal quale il presidente, ma anche l’allenatore, si sentono un tantino traditi.
NUMERI IMPIETOSI. C’è da mutare un atteggiamento, ma c’è anche da trovare la soluzione per uscirne vivi. L’attacco è asfittico (appena 7 gol in 11 gare, di cui tre portano la firma di Ragatzu), il centrocampo traballa un po’ e non basta la buona volontà di qualcuno che tiene assai alla maglia, la difesa ha beccato 16 reti. Molte, troppe, per non pensare che non sia stato sufficiente escludere Emerson (mossa comunque coraggiosa), quando la squadra difende a quattro. Tra due giorni, si festeggiano i Santi. Ecco, la speranza è che l’Alessandro furioso (e l’Olbia) possano godere di un nugolo di Santi in grande spolvero. Prima che sia troppo tardi.

