Olbia 20 agosto 2025 – Mentre la politica si divide, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che definisce il taser “uno strumento imprescindibile per la sicurezza dei cittadini”, la famiglia di Gianpaolo Demartis, il 57enne originario di Bultei e residente a Olbia deceduto dopo essere stato colpito con il taser dai Carabinieri, attraverso il legale Marco Manca ribadisce il proprio silenzio e prende le distanze da alcune dichiarazioni apparse sui media.
“La famiglia – dichiara l’avvocato -, profondamente colpita da quanto accaduto, ripone una totale fiducia nell’operato della Magistratura. Restiamo, ovviamente, in attesa dei risultati peritali. Aspettiamo prima di fare ogni tipo di valutazione. L’unica cosa che posso aggiungere è che i familiari si dissociano da molte dichiarazioni che hanno letto, che sono state riportate da alcuni giornali e che non provengono ovviamente da loro. L’unica fonte ufficiale sono le dichiarazioni che abbiamo rilasciato ieri nella nota diffusa agli organi di stampa”.
L’autopsia è fissata per la mattina di giovedì 21 agosto. Intanto il Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri (MOSAC) sposta l’attenzione dalle responsabilità degli operatori a quelle politiche. “È la solita, triste storia: lo Stato protegge se stesso e sacrifica chi è in prima linea” afferma il rappresentante legale Luca Spagnolo in un comunicato del sindacato, che contesta la scelta di introdurre il taser in Italia e ne mette in dubbio la natura “non letale”, dopo due decessi registrati in meno di ventiquattro ore, a Olbia e a Genova.
Il MOSAC chiede che le indagini non si fermino ai quattro Carabinieri sotto inchiesta, ma vengano estese a chi ha autorizzato, imposto e finanziato l’uso della pistola elettrica, fino a chi ne cura la produzione e la formazione del personale.

