È stato illustrato questa mattina, in modalità telematica, il contenuto dell’indagine ancora in corso sul cyberbullismo nelle scuole della Sardegna. Il progetto è realizzato dall’Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali.
L’indagine, nata nei primi mesi del 2020, coinvolge ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 18 anni, e 109 istituti scolastici, di cui 15 scuole secondarie di primo grado e 15 scuole secondarie di secondo per la Gallura e il nord Sardegna. Il progetto punta ad analizzare i punti di vista di alunni, genitori e dirigenti scolastici sul tema del cyberbullismo attraverso interviste con questionari rigorosamente anonimi e a risposta multipla da compilare online.
A coordinare la conferenza, il direttore della sede generale dell’Eurispes, Gerolamo Balata. Presenti anche il sindaco di Tempio, Gianni Addis, l’assessore regionale della Pubblica Istruzione, Andrea Biancareddu, e il responsabile ricerca e innovazione del centro regionale di programmazione, Fabio Tore.
La sociologa Marisa Muzzetto e l’esperta dei problemi dell’età evolutiva Antonella Sanna hanno illustrato i dettagli del progetto. I risultati dell’indagine, che si concluderà a marzo 2021, verranno utilizzati per valutare l’entità del fenomeno e soprattutto per pianificare una strategia di interventi utili ad abbatterlo.
Necessario aumentare la conoscenza giuridica di reati come diffamazione, minacce, violenza privata ed estorsione secondo lo psicologo Luca Pisano. “I giovani – ha detto Pisano – pur essendo nativi digitali, non sono stati istruiti in maniera adeguata su cosa è la realtà virtuale e infatti non ne hanno consapevolezza”. Secondo lo psicologo, i ragazzi scinderebbero la realtà dalla dimensione del web, sentendosi in quest’ultima liberi di poter dire e fare ciò che vogliono. “Loro ci dicono che i due mondi sono separati prendendo come esempio i personaggi del videogioco ‘Fortnite’, in cui i protagonisti volano, muoiono e resuscitano. C’è dunque molto da lavorare, perché dobbiamo fare i conti con una fisiologica immaturità”.
Durante la conferenza si è evidenziata l’importanza di aiutare i giovani ad un uso consapevole delle nuove tecnologie. I relatori, infatti, hanno messo in luce come il bullismo, presente da sempre, abbia trovato “humus” nel mondo del web e dei social network.
Presenti anche i dirigenti dell’Amsicora di Olbia, Gianluca Corda, e del liceo Gramsci, Elisa Mantovani. “Dietro il fenomeno del bullismo – ha detto Corda – ci sono i vissuti di chi è vittima ma anche di chi è il bullo. Spesso gli stessi bulli sono stati, a suo tempo, vittime. A volte i protagonisti di questo fenomeno vivono contesti socio-familiari e socio-economici molto difficili. Di fronte a noi abbiamo tre strade: prevenzione, formazione e il concetto di fare rete”.
Secondo la dirigente del Gramsci, Elisa Mantovani “la scuola non può essere l’unica ad agire sul problema ma in primo piano deve esserci la famiglia. Gli istituti che, purtroppo, stanno operando in DAD hanno spesso difficoltà ad individuare i casi di cyberbullismo e quando ne veniamo a conoscenza capita che, segnalandolo ai genitori, questi non vogliano riconoscere il comportamento dei propri figlio e noi ci ritroviamo, così, impotenti. La scuola può lavorare sulla prevenzione, attraverso l’educazione emotiva e quella digitale”.
Durante la mattinata sono intervenuti anche il procuratore della Repubblica del Tribunale dei Minori di Sassari, Luisella Fenu, il magistrato del Tribunale dei Minori di Cagliari, Maria Giovanna Pisanu e il dirigente del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Sardegna, Francesco Greco.

