“Air Italy ha accettato di operare le due rotte senza compensazione, prevedendo un onere finanziario significativo per l’azienda al fine di proteggere il proprio personale e l’investimento realizzato in Sardegna negli ultimi 50 anni. Tuttavia, essendo Air Italy una società privata finanziata esclusivamente dai propri azionisti, è evidentemente impossibilitata a competere con una compagnia aerea che, trovandosi in amministrazione straordinaria, sta accettando di volare senza compensazione grazie al prestito ricevuto dal Governo”. Questo dice, in premessa e senza giri di parole, il management della compagnia di Olbia.
“A partire da oggi, quindi – prosegue la nota – la Compagnia effettuerà un’urgente valutazione dell’impatto della decisione di Alitalia sull’operatività delle due rotte verso Olbia e farà altresì un’immediata verifica delle possibili opzioni in grado di proteggere il proprio personale di Olbia”. La posizione di Air Italy è chiara e netta. L’operazione che attende già dalle prossime ore gli esperti del revenu della compagnia con base a Olbia è fatalmente basata sui numeri.
D’accordo volare senza incentivi ma dividere il mercato in due è tutto da valutare. In sintesi: conviene o no stare sul mercato e vedere spaccare in due l’unica fonte di reddito con gli avversari di Alitalia? Si vedrà. Di certo l’ultima mossa del vettore romano giunge come una vera mazzata per Dimitrov e per la sua ultima politica di attaccamento alla maglia che in poche settimane aveva rigonfiato il petto di più di cinquecento dipendenti quando aveva annunciato “voliamo senza soldi della Regione e puntiamo sul mercato”. Nessuno si aspettava una marcatura a uomo cosi asfissiante della compagnia nazionale. Un gioco di scacchi, però, combattuto con armi e da posizioni diverse. Air Italy vola dall’alto del suo capitale privato ed è un’azienda locale radicata mentre Alitalia è un volo radente di sbandamenti economici con un prestito ponte statale che la tiene in piedi. Troppa disparità per non far arrabbiare l’ex Meridiana.
Dall’annuncio insperato del capo di Air Italy non è passato un solo giorno senza colpi di scena. Improvvisamente la Sardegna “terra di nessuno” con la forza centrifuga milanese da una parte e l’apparente disinteresse dall’altra, è diventata una meravigliosa Saint Honoré da spartirsi con il rischio che mezza torta non basti addolcire la bocca di nessuno. Inevitabile non parlare di come il ministro Toninelli si sia non solo rimangiato la parola di mettere le due compagnie intorno a un tavolo, ma l’impressione è che abbia con la velocità di una evidente delusione elettorale, abdicato al ruolo di domatore lasciando le due fiere libere di sbranarsi a colpi di mercato.
Oggi è evidente che la guerra aerea tra Air Italy e Alitalia si combatte perchè i due management non si sono mai confrontati. Anche se con il fiato corto la compagnia nazionale ha riposto all’ex Meridiana a suon di annunci e comunicati stampa mentre il Mit e il sotto governo, durante la campagna elettorale, erano troppo concentrati a parlare di progetti insulsi come la nuova linea ferroviaria Nuoro – Olbia di cui nessuno sente la mancanza soprattutto perchè i due capoluoghi comunicano con la strada più bella e funzionale di tutta l’isola. E mentre ci si occupa della “grande ricaduta” turistica del Trenino Verde le due compagnie aeree sembrano destinate a farsi del male a vicenda con il rischio che, a proposito di fiere, restino per terra solo le code. E tra il personale ritorna l’ansia.

