Buongiorno cari lettori, vi voglio raccontare ciò che è stata la mia ultima esperienza covid 19, alcuni pensano ad un finto male e molti altri ad una influenza un po’ più pesante, (anch’io lo pensavo, a dire il vero).
Verso il 20 di aprile inizio ad avere una banale “febbriciattola a 37,2” ma si s, noi maschietti a quella temperatura pensiamo di avere già un piede nella fossa. Alternavo 12 ore bene e le altre con febbre, poi un leggero mal di gola e tosse. Il 22 faccio un tampone e risulto positivo, chiamo il mio medico curante, e per prima cosa mi dice di procurarmi un saturimetro O2 e di fare attenzione che la saturazione non dovesse mai scendere al di sotto di (92%) punto critico.
Due giorni dopo, durante la leggera febbre, avevo anche spasmi muscolari che mi comprimevano il torace e i polmoni non facendomi più riuscire a tossire; il fiato era sempre più corto, la saturazione dell’ossigeno era scesa a 96, avvisavo di questo il mio medico che mi ordinava telefonicamente misure correttive urgenti: antibiotico, sciroppo fluidificane, cortisone, eparina ( punture sotto pelle ), protettore gastrico ma mi ricordava ti bere sotto controllo il valore minimo di O2, 92%.
Altri due giorni di alternanza tra momenti di febbre, spasmi muscolari, tosse e fiato corto, il tutto ben condito da forte mal di testa che mi ha accompagnato ininterrottamente per ben cinque giorni, intanto la mia saturazione era scesa a 93% e non riusciva più a risalire ai valori superiori neanche in quei momenti in cui mi sembrava di avere il fiato più lungo.
L’ultimo giorno di permanenza a casa, invece, non riuscivo più a controllare gli spasmi e sembrava che avessi le convulsioni, tosse, febbre, ormai non mi facevano più ragionare e il mio colorito stava cambiando in zombie, O2 = 91%. Il mio medico, sempre molto gentile e disponibile, mi ordinava assolutamente di chiamare la medicalizzata dell’ospedale, e dopo 10 minuti era a casa il medico del 118 che mi faceva velocemente tutti i controlli con le sue strumentazioni e da un ausculto alle funzionalità respiratorie mi ordinava immediatamente il ricovero a Sassari.
Arrivato a Sassari venivo sottoposto ad analisi e la TAC che evidenziavano polmonite interstiziale bilaterale da covid. “Non è una semplice polmonite con versamento – mi spiegavano i medici – ma è come una specie di cementificazione tra polmoni ed in parte ai bronchi.”
Venivo ricoverato nel reparto di malattie infettive a Sassari, 25 camere doppio letto, tutte a pieno regime, e iniziavano subito le cure di prova , ossigeno, antibiotico, eparina, cortisone, e un nuovo antivirale in dotazione alle strutture solo da pochi mesi, che (attenzione) può essere somministrato solo a chi non ha avuto una carenza di ossigeno troppo bassa e prolungata.
Dopo le prime due giornate con flebo di tutto questo riuscivo, anche se con l’ossigeno, a respirare meglio, febbre finita e anche il mal di testa, la cura è durata dai 5 ai 7 giorni, dopodiché venivo controllato con continue analisi e senza l’ossigeno per assicurarsi del recupero di parte della funzionalità polmonare, ma mi hanno spiegato che comunque un 30% circa verrà perso e che nei prossimi mesi se mi (comporterò bene) ne potrò recuperare un altro 5/10%.
Vi ho voluto raccontare questa mia brutta esperienza non per spaventarvi ma per mettervi in guardia, in ospedale oltre al reparto dove io, pur nella malattia, sono stato fortunato a non arrivare alla maschera completa di ossigeno o ad essere intubato in terapia intensiva e dove i pazienti vengono “ sostituiti” spesso da altri freschi.
Mi hanno spiegato i medici del reparto dove ero ricoverato che in questa terza ondata, l’età media dei pazienti è scesa a 50 anni, ma anche con qualche trentenne e sono per metà anche donne, ma è sempre molto importante arrivare prima che sia troppo tardi, perché purtroppo uno su trenta colpiti da covid finisce in polmonite, ma come scritto prima, chiedete un consulto medico prima che sia troppo tardi.
Lettera firmata.

