★ VIDEO ★ Il volto scavato dalle rughe che somigliano a onde di un mare in burrasca e un colorito che non tradisce le sue origini. Andreino Asara, una vita da skipper, 90 primavere da festeggiare entro l’anno, uomo tutto d’un pezzo poco incline ai compromessi e alla risata ma che ama circondarsi di gente di buon umore, ha un’idea tutta sua per quando riguarda i porti turistici in città.
In buona sostanza (ma non perdetevi l’intervista in fondo all’articolo) dice una cosa talmente logica che c’è da chiedersi come mai nessuno ci abbia mai pensato al punto da metterla per iscritto in un manifesto politico di destra o di sinistra: “Dove ci sono navi non ci possono essere barche, barchette o yacht. Questione di sicurezza – e aggiunge un dato inedito -. In Italia non esiste nessun porto come Olbia. Gli unici esempi sono in Corsica ma hanno una conformazione molto diversa”.
Per Andrea Asara la città fa ancora ancora in tempo a tornare indietro e rivedere la geografia generale del porto. Ben inteso, l’esperto marinaio olbiese è favorevole ai porti turistici – lui stesso ha portato per anni mega yacht in giro per i mari italiani “e senza GPS!” – ma non possono condividere lo spazio acqueo con il traffico marittimo pesante. “Abbiamo tanti posti meravigliosi più adatti della marina di Zuncheddu o dei porti che nasceranno, Le Saline, Porto Vitello a sud, Bados a nord, giusto per fare una paio di esempi”.
Come dargli torto. Proviamo a chiudere gli occhi e immaginare la canaletta del porto (dal faro verso l’isola Bianca) tra 30 anni. Navi che vanno e vengono circondate da centinai di barche tutto intorno. In effetti, anche salire a bordo di un piccolo gommone e trovarsi a pochi metri dalle impressionati mura di dritta o di sinistra di una motonave fa paura anche ai più esperti. Il mare, ormai, è un’autostrada a base fluida e nessuno sarebbe così folle da infilare nel bel mezzo della Salerno – Reggio Calabria una corsia per monopattini.
Nel corso della chiacchiera che tutti gli olbiesi (specialmente chi fa politica) dovrebbero ascoltare, Andreino bacchetta gli ambientalisti a cui sembra sfuggire il violento inquinamento provocato non solo dalle navi ma anche dalle barche da diporto che scaricano in mare carburanti, saponi e fluidi organici in quantità industriali cancellando trasparenza e creando anche un fatale aumento delle temperatura dell’acqua portatrice di morte alle colture e la fauna marina. E poi, in chiusura il sogno: la Vespucci che veleggia nella darsena di via Redipuglia. E per rappresentarla abbiamo disturbato l’artista olbiese del fotomontaggio Eman Rus. Fantascienza? Andreino dice no!

Di seguito l’intervista a Andrea Asara ►