Una notizia che ha fatto il giro del web anche in Sardegna, visto l’interesse in materia di concessioni balneari, riguarda la Quinta Sezione del Consiglio di Stato che ha respinto la richiesta di sospensione cautelare – avanzata dal Comune di Castrignano del Capo – degli effetti della sentenza con cui a novembre il Tar della Puglia, aveva annullato il ritiro in autotutela della proroga delle concessioni balneari a due attività balneari.
Il provvedimento del Consiglio di Stato, dunque, è un provvedimento che si può ritenere a tutti gli effetti provvisorio in quanto i giudici non sono entrati nel merito della legittimità delle proroghe fino al 2033 rispetto al diritto dell’Unione Europea.
Per avere una sentenza definitiva occorrerà attendere ancora. In buona sostanza i giudici si sono limitati a dire che non esiste nel frattempo per il Comune il pericolo che lo status quo determini un danno irreparabile per l’ente.
Come si sa, la questione delle concessioni balneari, anche in Sardegna, è ancora aperta e tiene in bilico tante attività locali. Da una parte la legge nazionale allineata con la famosa circolare della Regione Sardegna che prevede la proroga automatica delle attuali concessioni fino al 2033 e dall’altra la direttiva europea che disciplina la libera concorrenza già dall’anno in corso.
Ma perché non si creino false aspettative, né da una parte con le associazioni di categoria, né dall’altra con alcuni comuni come Olbia e Arzachena che hanno concesso un solo anno di proroga, occorre sottolineare con estrema chiarezza tra fase cautelare (come il provvedimento del Consiglio di Stato), e udienza di merito, c’è una grande differenza. La situazione, dunque, resta esattamente com’era.
E tutto questo mentre ancora si attendono i commissari nominati dalla Regione che dovrebbero, prima o poi, arrivare nei comuni definiti “ribelli” per firmare le proroghe fino al 2033 al posto dei dirigenti che si rifiutano.

