★VIDEO★ OLBIA. Si radica anche in città la tradizionale festa per Sant’Antonio abate. Da 13 anni, grazie al contributo delle comunità provenienti dal centro Sardegna, Olbia rivive un’antica dedizione verso il santo eremita egiziano venerato anche città almeno fino a quando la chiesa dedicata a Sant’Antonio fu demolita ai primi del “900.
Olbia, città dell’accoglienza, ultimo baluardo prima dell’emigrazione verso la Penisola e l’estero, riceve dalle comunità paesane l’occasione del riscatto in linea con l’insegnamento del religioso considerato padre della vita monastica di tutto il mondo.
La tradizione dei grandi fuochi, dunque, è ritornata a Olbia affermando quella di Sant’Antonio come la prima delle feste religiose cittadine.
“A Olbia i fuochi per Sant’Antonio si accendevano fino agli albori del secolo scorso. Centro della fede era l’antica chiesa a lui dedicata che si trovava nei pressi dall’attuale municipio – ha detto don Theron durante la messa che apre i festeggiamenti per il santo del fuoco -. In tutto il mondo antico cristiano si venerava Antonio e si accendevano fuochi a simboleggiare l’uscita dall’inverno. Calore e luce insieme. Un rito che nasce pagano assunto e fatto proprio dalla Chiesa. Il fuoco è un momento celebrativo della fede perché con quel fuoco che arde all’esterno si scaldi e si illumini il nostro cuore nella fede in Cristo”.
Nel corso del primo appuntamento con la festa di Sant’Antonio c’è stato il rituale passaggio della bandiera dal priore dello scorso anno, Antioco Tilocca, al nuovo, Antonio Dedola (e moglie). Il passaggio è stato certificato dal parroco di Sant’Antonio e San Michele arcangelo, don Theron Casula, alla presenza del presidente del comitato, Antonello Mele. Di seguito il video con il cambio di guardia e l’accensione del piccolo falò in attesa di Su Fogarone di domenica prossima a Isticadeddu che chiuderà i festeggiamenti ▼

