★ VIDEO ★ Olbia cade nel dramma e fa i conti con i numeri che per due giorni di fila saltano di 50 in 50. Oggi fonti ospedaliere parlano di 516 persone positive. Inevitabilmente, se la curva non scollina, si va verso la paralisi vista la già difficile pressione ospedaliera. Intanto chi è in trincea, come i soccorritori, fa la spola tra le abitazioni delle persone contagiate, il Giovanni Paolo II e la tenda di sanificazione del San Giovanni di Dio. Tutto il giorno è un triangolo angosciante con l’attenzione a mille e i protocolli da seguire senza distrazioni.
PRONTO SOCCORSO IN TILT. Sono circa le 13:00. Sei mezzi con 15 soccorritori intabardati da testa a piedi sono fermi in attesa del via libera dal Pronto Soccorso. Almeno tre i pazienti positivi al covid sono in stand by dentro le ambulanze ma non possono essere accolti nel reparto poiché gli operatori combattono contro le zone infette con sanificazioni continue. I pazienti stanno bene ma l’ansia è difficile da dominare. É lo scenario della mattinata in prima linea contro il diffondersi del contagio davanti al Giovanni Paolo II di Olbia al terzo giorno di crisi in terza ondata di pandemia. In soli tre giorni i numeri sono passati da 429 a 516. Una novantina in più in circa 72 ore.
ASSOCIAZIONI ALLO STREMO. Oggi il Pronto Soccorso sballa con ingorghi di ambulanze all’esterno. Alle 6 associazioni presenti, Croce Rossa Olbia, Intervol Olbia, Mass Padru, Croce Bianca San Teodoro, Monte Ruju Golfo Aranci e Agosto 89 Arzachena, si aggiunge l’arrivo della mediclizzata della Asl. In una sola mattina la Mike 5 ha trasportato 4 positivi. Sabato scorso, nel solo primo turno, l’ambulanza con medico a bordo ha trasportato ben 7 pazienti postivi conclamanti.
SMISTAMENTO COME UN ANNO FA. Visto che il Mater Olbia è saturo e, a quanto è dato sapere, l’area grigia del Giovanni Paolo II sarebbe stata da tempo disallestita, si torna a trasferire i covid positivi negli ospedali di Sassari, Nuoro e anche Oristano. Come avveniva, ma con numeri decisamente inferiori, circa un anno fa.
ALTRO CHE ZONA BIANCA. Nessuno parla in termini ufficiali dall’ospedale e nessuno ci informa di persone positive transitate in Pronto Soccorso questa mattina. Nè ci spiegano perché nella prima fase dell’epidemia la sanificazione ambientale durava oltre tre giorni e tre notti con il divieto assoluto di accesso alle aree contaminate mentre questa mattina sono bastate alcune ore per aprire e chiudere. All’interno, ventre a terra, sono tutti impegnati a combattere la terza guerra al virus in appena un anno. Mentre ormai anche a livello politico in molti, vista la situazione, cominciano a prendere le distanze dalla scelta di aver assecondato la zona bianca in Sardegna. Oggi si paga pegno ma sembra che le frustate del virus non lascino cicatrici e si va avanti come nulla fosse mai accaduto.
KEEP CALM. Malgrado ci sia poco da discutere e molto da agire, un operatore del Pronto Soccorso, reparto diretto da Attilio Bua che non risponde mai al telefono, trova il tempo di prendersela con i giornalisti: “non mi interessa chi è lei e cosa fa” – ci dice, “ordinandoci” di stoppare le riprese per non filmare il corridoio della ambulanze accusandoci, ingiustamente, di aver filmato pazienti. Il rispetto della privacy, specie di pazienti ospedalieri, è da anni un tema universale che ogni categoria sa di doverla rispettare pienamente. Non è il caso, dunque, di ergersi a unico detentore della verità nel tentativo di tirare le orecchie a chi gli capita a tiro. Si può comprendere tutto, vista la situazione, ma il nervosismo da frustrazione nella dura battaglia contro il Covid va controllato perché riguarda tutti.
URLA DEL – POCO – SILENZIO. In città sembra che non passi un quarto d’ora senza sentire sirene spiegate. E non per via del silenzio da zona rossa. Quella attuale, a giudicare dal traffico, somiglia più a una vecchia zona giallo pastello. Mentre continua il via vai di ambulanze, il blocco dei mezzi in ospedale ricorda la copertina corta che copre in maniera alterna la testa o i piedi. Sei, sette mezzi di soccorso fermi in ospedale significa che la città è quasi scoperta per il servizio ordinario di 118. Un vero macello mentre nessuno, ormai, è autorizzato a farsi illusioni in attesa, con il fiato sospeso, dei numeri del fine settimana. Di seguito il video girato nel piazzale dell’ospedale ►
