Questa volta il brodino è saporito. Sa di carne, è giusto di sale, è digeribile. Certo, sarebbe stato meglio rientrare a casa con tre punti in saccoccia, anziché uno solo, ma questa volta non mancano gli elementi per sorridere almeno un po’.
Gozzano – per chi non lo sa – è un grigio e anonimo centro del Piemonte con 5625 anime che si consolano affacciandosi sul lago d’Orta, e il calcio rientra in quelle attività di svago tipiche dei piccoli paesi che, la domenica, si annoiano, stravaccati nel divano di casa, di fronte alla tivvù, ad ascoltare la D’Urso.
Questo, nella normalità, cioè quando non piove o si battono i denti dal freddo. E oggi è piovuto come Dio la mandava in terra, al punto che l’arbitro stava per rinviare la gara proprio perché il campo da gioco somigliava molto a una risaia. E i cittadini di Gozzano – a parte un drappello di 35 (!) ultras – se ne sono stati al calduccio.
Quando il campo è inzuppato, di calcio, se ne vede davvero poco e una pozza d’acqua nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, può costare caro. Ecco, il merito dell’Olbia – per il primo pareggio esterno della stagione – è proprio questo: l’attenzione estrema di tutti i settori della squadra nei momenti in cui un pallone innocuo rischiava di tramutarsi in palla gol. Il punto di Gozzano, conquistato in un campo di… pallanuoto, può paragonarsi a una bomboletta d’ossigeno in un corpo che nelle ultime settimane (un punto in otto gare) ha respirato poco e male.
Ma sempre ossigeno, è. Ora occorre un bombolone, e l’occasione si presenta presto: mercoledì al Nespoli atterra l’Albinoleffe che – con tutto il rispetto – non è il Real Madrid, né risulta candidato a sbancare il girone A della serie C. Se Filippi (oggi squalificato e sostituito da Luca Rainieri) – com’è probabile – opterà per un salutare turnover (domenica l’Olbia affronta in trasferta la Pianese), l’occasione di abbandonare il terreno scivoloso nel quale è precipitata è davvero da non perdere.
La classifica è ancora precaria, ma risalire la china non è una chimera. Del resto, la gara nel pantano di oggi ha messo un luce alcuni elementi sui quali è opportuno riflettere: è vero che i piemontesi hanno rischiato di passare in vantaggio (il pacchetto difensivo e Crosta, preferito a Van der Want, sono stati attenti), ma è altrettanto vero che pure i bianchi hanno seriamente impensierito la difesa (e il portiere) del Gozzano con Vallocchia, La Rosa e Ogunseye. Insomma, il terreno sembra fertile per una riscossa che comunque va accompagnata da un sano realismo, e mai dalla presunzione di aver toccato il cielo con un dito solo perché, per la prima volta, l’Olbia ha chiuso una partita senza beccare gol. Avvidecci.
Filippi, spesso, ama stupire. Dalla lista dell’Olbia, ecco la sorpresa: gioca Crosta (due presenze in A, con il Cagliari), Van der Want sta in panca. Crosta è andato bene, non ha fatto rimpiangere l’olandese volante e ora vedremo quali saranno le prossime mosse del mister sull’estremo difensore. Le altre due scelte – il rientro di Muroni e Vallocchia – invece rientrano nella normalità: erano ampiamente previste e prevedibili. Un giorno, sapremo perché e percome i due (amici nella vita privata) sono stati puniti con l’esclusione nella gara interna contro la Pro Patria: il tecnico, a domanda precisa, ha seccamente risposto che “non sono fatti vostri”. Vabbè, ce ne faremo una ragione.
A ben pensarci, l’Olbia è tutt’altro che una squadra “cattiva”. La generazione di supporter che ha conosciuto gente come Noccioli, Frenati, Mauro Niccolai, il mitico Pinuccio Petta, rimpiange un po’ questi calciatori che incutevano paura a tutti gli attaccanti che passavano dal Nespoli (Tardelli, l’immenso Tardelli, ricorda ancora Petta a distanza di quarant’anni…). Ecco, senza invocare falli violenti, qualche volta sarebbe auspicabile assistere a interventi più decisi, nel rispetto delle regole. In un campo di pallanuoto come quello di Gozzano, un pizzico di cattiveria in più avrebbe potuto anche favorire qualcosa in più.
OLBIA IN CIFRE
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