Il 9 aprile scorso si è spenta ad Olbia Marina Sotgiu. Una donna che ha lasciato il segno nella nostra città e nel nostro territorio. Architetto nuorese, si era formata professionalmente a Milano, poi, negli anni ’80, richiamata per realizzare importanti opere pubbliche, era rientrata in Sardegna stabilendosi in Gallura.
Ritroviamo la sua massima espressione artistica e professionale a Porto Rotondo. A lei ed ai suoi collaboratori, tra cui l’inseparabile Michele Addis, dobbiamo il Teatro, il completamento della Chiesa di Ceroli, Piazza Quadra e la ricostruzione della Club House. Ma la sua nota artistica unita alla sua spiccata innovazione, pur nel rispetto della tradizione, la si può rilevare anche in tante ville private della nostra costa.
Il suo impegno è sempre andato ben oltre la professione. La sua sensibilità di donna l’aveva portata a farsi promotrice ad Olbia della Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari e, da presidente di sezione, aveva realizzato la mostra delle galline artistiche di Rita Densa, onorandone la figura umana e di grande professionista.
Anche a Porto Rotondo il suo impegno è andato oltre quello professionale, influenzando significativamente l’attività culturale ed artistica quale socio fondatore della Fondazione Porto Rotondo. Così la ricorda il Conte Luigi Donà delle Rose: “Artefice del sogno realizzato”, capace di “coniugare impresa e bellezza – Paladina della forza universale dell’arte”.
Ma chi, come le sue amiche del gruppo Fidapa, ha conosciuto la donna, oltre che l’architetto, vuole ricordarla come una persona speciale, intelligente, schietta, libera da convenzioni e pregiudizi. Una perseverante lavoratrice che, come le donne spesso fanno, è riuscita a “materializzare” il suo “sentire” nella sua professione. Nelle sue opere si potrà, nel tempo, ritrovare la sua anima.
